Il dialogo, il Natale e la continua proiezione di noi stessi

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Si preparano i negozi, si preparano i regali, tutto è pronto per il periodo più frustrante dell’anno: le feste natalizie. Da celebrazione della Nascita (per i credenti) a festa del Consumismo, rimane pur sempre un momento importante per tutte le famiglie, più o meno disfunzionali.

Qual è allora il nostro Dio? Non sono questi lo spazio e il momento per discuterne, ma possiamo quantomeno preparaci a cene e pranzi con i parenti cogliendo qualche spunto da chi ne sa più di noi su cinema e storytelling: ecco a voi il canale di Nerdwriter1.

Ve lo avrei comunque presentato, prima o poi, ma quest’ultimo video appena visto mi servirà a breve e non voglio scordarmi subito la lezione che ha al suo interno.

Il punto principale del video è, come possiamo capire già dal suo titolo, il dialogo, o più precisamente come il mezzo cinematografico sia tra i più adatti a riprodurre un dialogo realistico.

Certo, siamo più abituati a dialoghi completamente irrealistici e altamente comprensibili, dove quasi mai due voci si sovrappongono in disaccordo, ma esiste un cinema che fa di questo secondo e più vero dialogo la sua forza, nel recupero della sua naturalezza.

strada nevosa

Ad esempio una scena familiare in cui padre e figlio vogliono dimostrare sé stessi e gli obbiettivi raggiunti nella ricerca di un’approvazione reciproca, proprio come ci accadrà a Natale.

Tutti i presenti, te compreso, vorranno raccontare ai parenti qualcosa di nuovo, qualcosa che possa stupire, nel goffo tentativo di affermare sé stessi. Siccome, però, ciascuno dei presenti starà facendo lo stesso, sempre inconsciamente, tutto risulterà in un grosso scontro di bisogni e di conseguenza in una scarsa comunicazione, se non in una competizione forzata. A meno che questo scontro non sia necessario per un breve ma significativo incontro…

Proviamoci, quest’anno, ad uscire da noi stessi anche solo per un secondo e a metterci in ascolto: potremmo dimostrare una vera maturità, instabile se non per i maestri, per poter perdonare i miei e i tuoi difetti. Finalmente, iniziare ad accettarci per quello che siamo: tentativi, imperfetti, di umanità.

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